Anche nella partita di ieri è stato uno dei migliori in campo, facendo ammonire mezzo Como. Paulo Dybala è il leader tecnico della Roma e da quando è arrivato Claudio Ranieri ha trovato una grande continuità anche a livello fisico. L'attaccante argentino ha parlato di questo e non solo, intervistato ai microfoni di CBS Sports Golazo.
Sei in Italia da 12 anni ma sembra che non invecchi mai: qual è il segreto?
"Sì, in tanti me lo dicono, ma questa è una fortuna che ho, sono molto grato a mamma e papà che mi hanno fatto con questo viso giovane, spero di poter continuare così qualche anno in più. Vediamo se a fine stagione se continuo a stare così".
Sei molto legato alla Serie A. Qual è la cosa speciale dell'Italia?
"Sono molti anni che sono qui in Italia, ho avuto la possibilità di stare in tre squadre che si assomigliano ma che sono anche molto diverse. Sono felice del mio percorso in Serie A e in Serie B che mi ha aiutato a crescere come giocatore e come uomo. E' un paese che assomiglia tantissimo all'Argentina, da bambino vedevo tanti film italiani soprattutto a Roma e adesso trovarmi qui è il sogno di quel bambino che mi ha fatto crescere e che oggi mi godo in prima persona".
La grande presentazione alla Roma.
"Lo dico sempre, è stato uno di quei pochi momenti in cui mi sono tremate un po' le gambe prima di vedere la gente, dietro le mura vedevo tutto quello che stava succedendo fuori ed era difficile per me crederlo in una situazione così. Arrivavo da una squadra con cui c'è tanta rivalità, che un giocatore della Juventus venisse accolto in un club tanto importante come la Roma non me l'aspettavo. La gente così mi ha fatto sentire fin dal primo giorno un amore pazzesco, unico, da quel giorno sapevo che dovevo dare qualcosa in più di quello che pensavo di dare, dovevo dare indietro sul campo quello che i tifosi mi avevano dato fuori".
Ti viene un sorriso quando parli della Roma. Perché è così speciale?
"E' difficile da spiegare, Roma ha un nome molto pesante come città, come storia e anche come calcio. Quando ti metti questa maglia che hanno messo giocatori come Totti, De Rossi o anche tanti argentini come Batistuta, senti il peso e il dovere di dare qualcosa per la gente e per la maglia".
Quest'estate non è stata facilissima per te. Cosa è successo e come è andata?
"E' stata un'estate calda e particolare per me, sono stato vicino all'addio ma poi parlando con mia moglie e la mia famiglia eravamo tutti d'accordo che non era il momento di lasciare la Roma, questa città e il calcio europeo, di poter continuare qua a scrivere ancora un po' di pagine. Sapevo che dovevo fare di più e alla fine sono rimasto".
Poi è arrivato Ranieri. Qual è stato l'impatto di questo allenatore? Come si può spiegare?
"Una spiegazione facile per capire la sua dimensione è che lui è tanto allenatore ma anche psicologo, è fortissimo in quell'aspetto lì. Capisce tutte le situazioni, capisce i giocatori, sa gestire molto bene lo spogliatoio e questa cosa fa molto la differenza. Credo che da quando è arrivato ha portato tranquillità e adesso siamo in una situazione completamente diversa rispetto a come avevamo iniziato, c'è molta tranquillità e serenità ma siamo consapevoli che arriva la parte più calda dell'anno. Tutto quello che abbiamo fatto non servirà a niente se non continueremo a giocare e ottenere risultati".
E' impressionante il tuo impatto fuori campo, con i giovani che fanno la Dybala Mask. Quante emozioni provi?
"Tantissime, sono emozioni bellissime, quando vedi i bambini che ti seguono che cercano di imitare la tua esultanza. Essere d'esempio per loro è qualcosa di speciale, uno lavora dentro il campo per fare le cose bene per la squadra e i tifosi ma al tempo stesso cerca sempre di avere la disciplina e portare i valori che hanno trasmesso a casa mia sia in campo che fuori. Far vedere ai bambini che loro possano vedere in me qualcosa che loro vorrebbero essere".
C'era un video di Timothée Chalamet che ha detto: "Devo andare, devo vedere Roma e segnare Paulo Dybala". Come è nato questo?
"E' stato bellissimo perché lui era a un evento qua a Roma, ci siamo salutati, abbiamo scattato qualche foto e ricordo che quel giorno si è portato via le mie scarpe con cui avevo giocato. Siamo rimasti in amicizia e ci siamo scambiati qualche messaggio, gli ho detto che la prossima volta ci vedremo a Los Angeles".
A lui piace il calcio?
"Gli piace tantissimo, ma non so come mai è un grande tifoso della Roma, gli ho detto che la prossima volta andremo a cena e gli farò qualche domanda sul calcio per vedere quanto ne capisce".
Tu sei tra quei giocatori che è sempre un piacere vedere in TV. Spero che resterai a Roma per tanti anni e che alla fine di quest'anno ci possa essere un trofeo.
"Speriamo, vi mando un forte abbraccio".